Linee guida e indicazioni gestionali per la conservazione dell’Averla piccola (Lanius collurio), specie di interesse comunitario

PARTNERS

Gruppo Insubrico di Ornitologia, Gruppo Ornitologico Bergamasco, Gruppo Ornitologico Lodigiano, Centro Ricerche Ornitologiche “Scanagatta” - Varenna

OBIETTIVI

Fornire un quadro sull’ecologia di averla piccola nel territorio lombardo e trarne indicazioni in termini di conservazione della specie

SINTESI DI PROGETTO

L’Averla piccola è stata al centro di un progetto a sua difesa, essendo localmente estinta in molte aree europee.

Il piccolo passeriforme, dai tratti piuttosto massicci, con becco forte e lievemente adunco, ali corte e coda relativamente lunga, si nutre di coleotteri, piccoli mammiferi, uccelli e rettili.
L’intensificazione dell’agricoltura, da un lato, e l’abbandono delle aree rurali, dall’altro, hanno gravemente modificato l’aspetto delle zone rurali in cui si riproduceva questa specie, vale a dire ambienti prativi alternati a siepi e macchie di vegetazione naturale, spesso utilizzati per lo sfalcio del fieno o per il pascolo del bestiame.
Definire nel dettaglio le esigenze ecologiche della specie in Lombardia ed identificare gli elementi indispensabili per promuovere un’effettiva strategia di conservazione hanno rappresentato i due principali obiettivi prefissati dalla Fondazione, al fine di raggiungere una efficace tutela della specie nel territorio regionale. L’Averla, infatti, è considerata una specie ombrello, ossia un ottimo indicatore di ambienti agricoli o ecotonali di elevato valore naturalistico; la sua presenza garantisce, di conseguenza, le condizioni ottimali per l’esistenza di comunità di uccelli particolarmente diversificate.

Già da tempo, la Commissione Europea si è fatta carico della tutela delle specie ornitiche in pericolo di estinzione, emanando la Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE; con questo efficace strumento normativo, ha deciso di tutelare non solo i volatili a rischio, ma anche le aree ove questi possano vivere, le cosiddette ZPS, ovvero Zone di Protezione Speciale.
L’Averla piccola è stata inserita nell’Allegato I della Direttiva accennata; risulta, pertanto, a pieno titolo nel novero delle specie che l’Italia deve preservare, per essere adempiente agli obblighi comunitari.

Il progetto di ricerca della Fondazione, iniziato a gennaio 2007, si è concentrato a partire da aree campione individuate sul territorio regionale, ove si è proceduto allo studio di alcuni parametri ecologici essenziali per la sopravvivenza della specie (preferenze ambientali, densità riproduttiva, fattori influenzanti il successo riproduttivo, minacce per la sopravvivenza). Ne è conseguito un modello predittivo che, con rigorosi parametri scientifici, ha enucleato gli ambiti territoriali che presentano le maggiori potenzialità per essere considerati congeniali all’Averla piccola.

Nel 2008 sono state definite le linee guida con indicazione delle modalità di gestione degli agro ecosistemi a favore di tale specie che tra le altre cose è anche un ottimo bioindicatore, qualità questa testimoniata dall’elevata ricchezza specifica sia faunistica che vegetazionale rilevata nelle aree in cui è presente.

Le linee guida gestionali sono poi state utilizzate dagli enti gestori di Parchi e Riserve regionali e statali e di siti della Rete Natura 2000.
Con il termine “Rete Natura 2000” si intende l’insieme di aree individuate sulla base della Direttiva “Habitat” della Commissione Europea n. 43 del 1992 finalizzate alla conservazione della diversità biologica europea e, in particolare, alla tutela di habitat e specie animali e vegetali particolarmente rar e e minacciate nel nostro continente.
Questa Direttiva prevede che gli Stati dell´Unione Europea individuino aree di particolare pregio ambientale, denominate Siti di Importanza Comunitaria (SIC); a questi ultimi, a completamento delle aree di protezione sancite dalle direttive comunitarie, vanno aggiunte le già menzionate ZPS (zone di protezione speciale), previste dalla Direttiva Uccelli n. 409 del 1979.

CRONOLOGIA
Inizio: gennaio 2007
Termine: dicembre 2008

CONTATTO
Dr. Riccardo Falco riccardo.falco@flanet.org