Il sostegno finanziario e lo sviluppo delle competenze: l’impulso della COP21

A Parigi, gli Stati (tutti!) si sono accordati per obiettivi molto ambiziosi di mitigazione e adattamento e per mobilitare flussi finanziari adeguati alla sfida.

Perché gli obiettivi non rimangano sulla carta, sono state prese decisioni relative al rafforzamento di tutti i fattori che potrebbero contribuire, facendo tesoro di lunghe discussioni, ad esempio in fatto di meccanismi di mercato e meccanismi non-di-mercato. 

Per la nostra Fondazione è di grande soddisfazione un articolo (il 12) che recita: “Le parti collaboreranno nell’intraprendere misure, ove appropriato, per rafforzare l’educazione sul tema dei cambiamenti climatici, la formazione, la consapevolezza, la partecipazione e l’accesso pubblico alle informazioni, riconoscendo l’importanza di questi passi per il rafforzamento delle azioni di questo Accordo”. Avevamo infatti nel 2011 fatto una nostra “Submission”, poi pubblicata nel sito ufficiale dell’UNFCCC, nella quale, tra l’altro, indicavamo che: “L’educazione dei bambini e degli adulti è cruciale per le innovazioni sociali e tecnologiche, inserite in un contesto favorevole più ampio. Ad esempio, la Lombardia ha raggiunto tassi eccellenti di raccolta differenziata tramite la leva efficace di leader locali, il coinvolgimento delle scuole e delle comunità, una appropriata regolamentazione e pianificazione. Più in generale le eco-innovazioni dovrebbero essere gestite lungo tutto l’arco dello sviluppo e della loro diffusione, favorendo l’adattamento della tecnologia alle circostanze socio-economiche”. Vi è stato quindi un recepimento di una istanza, sicuramente molto condivisa in tanti Paesi, che bisogna accompagnare i processi con una cultura condivisa. Adattamento e mitigazione non sono solo questioni tecniche, richiedono consenso, capacità istituzionale e territoriale di azione, strumenti facilitativi. Per dirla in parole povere, c’è un pezzetto di Lombardia (e probabilmente più d’uno) sull’accordo siglato.

Si badi bene: non vi è contrapposizione bensì complementarietà tra queste considerazioni “culturali” e poi la realtà dei meccanismi finanziari. È infatti col coinvolgimento maturo di banche, assicurazioni, imprese (grandi e piccole), sistemi produttivi integrati che la collaborazione, menzionata prima ma in realtà estesa a buona parte dei “Contributi promessi determinati a livello nazionale” può farsi concreta. Questo è uno dei messaggi ripetuti in un side-event a cui ho partecipato, quello su come scrivere un buon progetto da sottoporre al Green Climate Fund.

Dopo Parigi, che tanto ha di storico e strategico, è ora di rimboccarsi le maniche e dimostrare in concreto che una transizione ad una economia resiliente a basse emissioni può avvenire molto rapidamente se è foriera di benefici più che di paletti e costi.

Riferimenti:

http://www.accordodiparigi.it/